genitorialità positiva

Come mettere fine a lotte, litigi, urla e mancanza di collaborazione in famiglia

Per quale motivo tuo figlio si comporta male?

Credo che in assoluto questa sia la domanda che mi viene posta più di frequente nelle sessioni online e in studio che faccio con le famiglie con cui collaboro. Genitori distrutti dalle continue lotte  in famiglia che non riescono a comprendere per quale motivo quel figlio tanto amato si comporti male e la vita in famiglia si sia trasformata in un continuo urlare, pretendere, arrabbiarsi e litigare.

In questo articolo capiremo insieme quali sono i motivi che spingono tuo figlio (e se per questo anche i miei due!) a essere poco collaborativi o ad arrivare persino ad ingaggiare delle vere e proprie lotte di potere in famiglia. Scopriremo quali sono i due principali bisogni emotivi di ogni bambino da zero anni fino alla temutissima adolescenza. I due bisogni che se non vengono soddisfatti attivano immediatamente comportamenti negativi, opposizione, scarsa collaborazione e tanta fatica per noi genitori ma anche per i nostri ragazzi.

Allora, se vuoi capire per quale motivo tuo figlio (a qualsiasi età)  piagnucola, risponde, si arrabbia, non collabora, continua a leggere perchè alla fine di questo articolo troverai anche uno strumento fondamentale per cominciare a modificare questi comportamenti.

Il comportamento è sempre orientato ad un obiettivo

Questo vale per tutti. Anche per il tuo comportamento di adulto. Ma se cominci ad osservare i comportamenti di tuo figlio da questa nuova prospettiva, le cose cominciano ad avere un senso. E potrai gettare luce su cosa accade veramente.

La psicologia, e in particolare Alfred Adler, psicologo contemporaneo di Sigmund Freud,  ci insegna che l’obiettivo primario di un bambino è quello di soddisfare il proprio bisogno di appartenenza e di significato. Quindi, quando i bisogni primari relativi al cibo, ad avere un tetto sulla testa, e a sentirsi al sicuro (e qui ci sarebbe un bel capitolo da aprire su questo tema!) sono soddisfatti, il bambino cerca la soddisfazione di alcuni bisogni emotivi tra cui i principali sono proprio il senso di appartenenza e di significato.

Senso di appartenenza

Ma cosa significa per un bambino soddisfare il suo senso di appartenenza? Significa sentirsi emotivamente connesso ai suoi genitori, o agli adulti che si prendono cura di lui, ma anche ai fratelli, agli amici e in senso più ampio alle persone che costituiscono il contesto di vita del bambino. Il senso di appartenenza significa anche sentirsi di avere un posto e di sentirsi a proprio agio in seno alla famiglia, e agli altri contesti di cui fa parte (ad esempio la classe, la squadra di calcio, il gruppo scout ecc.). D’altronde siamo animali sociali, siamo mammiferi e come per quest’ultimi, anche noi abbiamo bisogno di sapere qual è il nostro posto nella costellazione famigliare.

Capirai quindi che per tuo figlio, il cui contesto sociale primario è la famiglia, diventa particolarmente importante sentirsi sicuro del posto che occupa all’interno della famiglia. O nella classe, o nel gruppo dei pari. Se ci pensi un momento, ti accorgerai che anche per noi adulti vale lo stesso. Abbiamo bisogno di sapere qual è il nostro posto all’interno dei contesti sociali che frequentiamo. Sul lavoro, nella comunità, nella società. E questo è un tema che nell’attuale momento storico è particolarmente importante.

Sentire di avere un significato

Oltre all’importanza di sentirsi emotivamente connessi e di sentire di appartenere alla propria famiglia, il bambino ha anche bisogno di soddisfare il proprio bisogno di significato. Cosa intendo? Ogni bambino (e se per questo anche adolescenti e giovani adulti) ha bisogno di sentirsi capace, di sentire che la sua esistenza fa la differenza, di riuscire a contribuire in modo significativo e di avere un potere personale e un senso di controllo su ciò che gli accade.

Il concetto di potere personale mi sembra particolarmente importante qui. Tutti noi esseri umani veniamo al mondo liberi e abbiamo bisogno di sentirci indipendenti, autonomi e di avere controllo sulla nostra esistenza. Anche se questo concetto molto spesso si scontra con la realtà della società attuale dove apparentemente in nome del bene comune si è spesso costretti a rinunciare ad ampi margini di libertà. Per il bambino questo aspetto è fondamentale. Ma se consideriamo il contesto in cui un bambino nasce e cresce ci accorgiamo che questo suo bisogno è spesso in contrasto con la realtà.

Infatti in famiglia il bambino, almeno fino ad una certa età, segue l’esempio, la traccia che l’adulto segna per lui. Il nostro ruolo di genitori è quello di essere dei veri e propri capibranco, anche se questo finisce spesso e volentieri per mettere il bambino in una situazione in cui sente di avere poco controllo. E’ l’adulto che decide a che ora si deve svegliare, come deve vestirsi, quando deve fare i compiti ecc.

Quando tuo figlio sente di non avere sufficiente potere e controllo in  modo positivo, finisce per farlo in altri modi

Ed ecco qui la realtà. Quella che ci fa faticare. E non poco. Quando tuo figlio non riesce a soddisfare il proprio bisogno di potere personale e controllo in modo positivo, finisce per cercare di ottenere queste cose in un altro modo. E spesso queste modalità alternative includono tutta una serie di comportamenti che ci mettono in grande difficoltà. La cattiva notizia dunque è che, per nostra sfortuna, cercheranno di soddisfare questo bisogno di potere personale e controllo attraverso tutta una serie di comportamenti negativi e di lotte quotidiane con noi.

Ovviamente però questa è già anche la soluzione del problema. Se senso di appartenenza e significato sono due bisogni fondamentali che, quando non soddisfatti, daranno il via ad una serie di comportamenti negativi, è anche vero che sodisfando maggiormente questi bisogni in modo positivo potremo finalmente vedere dei cambiamenti nelle modalità di interazione che avvengono in famiglia

Anzi, le notizie sono ancora migliori di quanto potessi aspettarti. Tenendo a mente questi bisogni potrai darti da fare per soddisfarli in modo positivo e in questo modo far sì che tuo figlio aumenti la quantità di comportamenti positivi che utilizza. E se continui a seguirmi scoprirai come fare.

Ogni comportamento è orientato ad uno scopo

Un secondo aspetto collegato a questo che devi tenere a mente è che ogni comportamento è orientato ad uno scopo. Questo significa che molti dei comportamenti che ora ti fanno letteralmente impazzire, come ad esempio le crisi emotive, i litigi tra fratelli, tuo figlio che ti risponde male, non sono comportamenti casuali, ma sono tutti sottesi ad un obiettivo. Pensaci bene: quando tuo figlio piagnucola, alla fine lo prendi in braccio. Il piagnucolare ha di fatto raggiunto l’obiettivo di ottenere la tua  attenzione e in questo modo tuo figlio si è potuto sentire nuovamente in connessione. Anche se di per sé il piagnucolare è un comportamento negativo, di fatto dal suo punto di vista è assolutamente efficace per ottenere l’obiettivo: il soddisfacimento del suo bisogno di appartenenza.

Hai mai pensato alla dose di potere che avverte tuo figlio su di te quando si rifiuta di fare i compiti o di mangiare il suo piatto di carote? La verità è che anche se urli, ti arrabbi, lo preghi, non potrai costringere tuo figlio a finire quel riassunto di italiano o a mangiare il piatto di carote che con tanto amore hai preparato. Quindi, di fatto sente di conquistare una grande fetta di potere perchè con questi comportamenti ti fa sentire totalmente impotente. E ogni bambino sa perfettamente di avere tutto il potere tra le mani in questi casi. Quindi il suo comportamento negativo, che ti fa uscire dai gangheri, funziona alla perfezione per soddisfare il suo bisogno di controllo.

Il comportamento non è il problema

Se mi hai seguito fin qui, avrai capito che se ogni comportamento è orientato al raggiungimento di uno scopo, non è il comportamento ad essere un problema. I comportamenti negativi sono un sintomo, che con chiarezza ti dice che tuo figlio ha bisogno di sentire una maggiore connessione con te o di essere maggiormente in controllo.

Quindi se riesci a occuparti del bisogno di appartenenza e di significato in modo positivo, tuo figlio non avrà più bisogno di cercare la soddisfazione di questi comportamenti in modo negativo.

Non sto dicendo che non avrà mai più comportamenti negativi, ma di certo man mano che cominci a soddisfare il suo bisogno di appartenenza e significato, questi comportamenti diventeranno meno frequenti e meno intensi.

Un bambino che si comporta male è un bambino scoraggiato

A questo non avevi mai pensato vero? Di solito quando tuo figlio si comporta male pensi che lo faccia per farti arrabbiare, perché è cattivo, perché non lo hai educato bene. In realtà quando tuo figlio si comporta male è perché non sente che il suo bisogno di appartenenza e significato siano stati soddisfatti e quindi si scoraggia. E utilizza i comportamenti negativi per ricercare connessione emotiva con te, o di riconquistare un po’ di controllo e di significato nella sua vita.

Quindi, quando tuo figlio ti chiede 50 volte di portargli un bicchiere d’acqua prima di andare a letto o si rifiuta di collaborare, in realtà sta cercando di dirti: “Mamma, papà, voglio sentire che appartengo, voglio sentire di avere significato ma non riesco a capire come fare!”. E’ come se stesse alzando una bandiera bianca, chiedendo aiuto per comprendere come fare a sentirsi emotivamente connesso o per sentire di essere capace, indipendente, autonomo.

Questo cambia completamente la tua prospettiva sui suoi comportamenti negativi: non vuole comportarsi male o deliberatamente farti saltare i nervi, o fare il “monello”, come sento ripetere come un mantra in scuole materne, giardini, scuole elementari ogni qualvolta qualcuno si ritrova per le mani un figlio non collaborativo o uno studente non collaborativo.

In realtà il bambino, o adolescente che sia, non trova un modo diverso e positivo per soddisfare il suo bisogno di appartenenza e significato. E in questo caso possiamo subentra noi, proprio qui abbiamo l’opportunità di aiutarlo.

Lo so cosa stai pensando ora: “ma come si fa concretamente? Io passo già giornate intere con mio figlio!E ci provo ma non cambia niente.

Prova a schiacciare il pulsante pausa

Va bene, va bene: ho capito. Vuoi capire come si fa. Il primo passo, quello che consiglio a tutti i genitori, è fermarsi un momento la prossima volta che tuo figlio si comporta male, che fa una scena, che ti risponde. E provare a vedere quella bandiera bianca che sta alzando e che dice: Vorrei sentirmi emotivamente vicino a te, vorrei sentire di avere più significato ma non so come fare!”. Mettiti in pausa per un momento e prova a chiederti di cosa ha veramente bisogno questo bambino e come posso aiutarlo.

In questo modo troverai lo spazio mentale per cercare soluzioni. Ma certo mica ti abbandono qui ad affrontare questa cosa da solo/a!

Seguimi per tutto il mese di novembre, e settimana dopo settimana ti insegnerò come prenderti cura del bisogno di significato e appartenenza di tuo figlio. In modo che tu possa vedere rapidi cambiamenti nella frequenza e intensità dei comportamenti negativi che mette in atto.

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