smetti di dare ordini

Quanto tempo passi a dare ordini, correggere, dirigere in famiglia?

Dare ordini, correggere e dirigere è la strada maestra per le lotte di potere in famiglia

Quanto tempo passi nella tua giornata a dare ordini, correggere e dirigere tuo figlio? Ti svelo un segreto…più tempo passi ad utilizzare questi comportamenti e più ti trovi di fronte a momenti di conflitto. Ma allora come fare? Devo permettergli di fare tutto quello che vuole?

No, certo che no. Devi solo cercare una modalità per fargli sentire di avere un po’ di controllo sulla sua vita ma all’interno dei confini che tu poni.

D’altronde questo è una delle domande fondamentali che mi pongono i genitori quando sono in grande difficoltà con i propri figli e, poi, diciamolo, è il segreto che vorremmo tutti scoprire per porre fine alle nostre difficoltà famigliari.

E ho promesso che ti avrei proposto alcuni strumenti che ti possono aiutare ad affrontare queste lotte di potere senza perdere completamente la testa. Allora dai, tuffati nella lettura di questo articolo che ti spiegherà in che modo avere un figlio collaborativo senza dover dare ordini tutto il tempo.

Come nascono le lotte di potere?

Ti ho spiegato nel post di settimana scorsa che i comportamenti negativi dei bambini sono strettamente collegati a due bisogni fondamentali che non vengono soddisfatti: il bisogno di appartenenza e il bisogno di sentire di avere un significato. E questi due aspetti dobbiamo sempre tenerli a mente perchè qualsiasi disequilibrio in questo ambito porta inevitabilmente tuo figlio ad utilizzare comportamenti negativi per soddisfare questi bisogni.

C’è un altro aspetto importante su cui voglio farti riflettere; prova a pensare ad una mattinata tipica dal momento in cui suona la sveglia al momento in cui riuscite ad uscire di casa: quante cose chiedi a tuo figlio di fare o non fare. Ad esempio, “Su alzati!”, “Dai, vestiti!”, “Vieni a fare colazione”, “Non mangiare solo schifezze”, “Presto, vai a lavarti i denti!”, “E dove è la tua giacca che fuori si gela!”….potrei andare avanti ancora un bel po’. E lo stesso accade durante i pasti, quando lo recuperi da scuola, o la sera prima di andare a dormire.

Più dai ordini e direttive più crei occasioni di contrasto

Voglio porre la tua attenzione sul fatto che ogni richiesta, ogni ordine, ogni direttiva che dai, di fatto è un’occasione per creare tra voi una lotta di potere. Non sempre deve necessariamente avvenire, ma le probabilità che accada sono abbastanza elevate. Spesso scordiamo un elemento importante: le nostre priorità non sono necessariamente quelle dei nostri figli. Anzi, spesso sono nettamente in contrasto.

E più dai ordini, dirigi e correggi più aumenteranno le occasioni per veri e propri conflitti di potere tra te e tuo figlio.

“Ma allora come devo fare?”, me lo chiedono spesso i genitori che fanno consulenze con me online o in studio. E sicuramente te lo stai chiedendo anche tu.

Offrire occasioni perché viva momenti di potere in positivo

Questo è il primo consiglio che voglio darti. Se hai capito che tuo figlio come ogni altro essere umano ha bisogno di sentire di avere un po’ di controllo e di potere su ciò che accade nella sua vita, la prima cosa che devi fare è offrirgli occasioni per soddisfare questo bisogno; perchè possa sentire di avere un suo potere personale, di essere indipendente, di essere capace di fare cose. Tutti questi aspetti contribuiscono a fargli sentire di essere importante e soddisfano il suo bisogno di significato.

Per essere concreti, puoi cominciare per esempio ad offrirgli momenti in cui può essere in relazione con te e sentire intensamente la connessione emotiva che c’è tra voi. Spesso e volentieri interagiamo con i nostri figli ma sempre svolgendo una serie di compiti in contemporanea. Gli parliamo mentre giriamo il risotto, con una mano scoliamo la pasta e con l’altra aggiungiamo un pezzo al suo puzzle. Oppure cerchiamo di ascoltarlo mentre ci racconta qualcosa e intanto guardiamo i messaggi della chat di classe. Insomma, sai esattamente quanto spesso accada di esserci fisicamente ma di essere altrove con la mente.

Tempo Speciale

Prova ad offrirgli ogni giorno almeno dieci minuti del tuo tempo in cui sei interamente dedicata a tuo figlio, facendo qualcosa che piace a lui/lei e soprattuto facendogli sentire quanto è prezioso questo tempo per te. In questo tempo è vietato dare ordini, fare richieste o correggere comportamenti. Con i genitori con cui faccio consulenza, parliamo di questi momenti come dei 10 minuti speciali di… e puoi metterci il nome di tuo figlio.

Ci sono alcune regole da rispettare e alcuni aspetti organizzativi da tenere a mente, ma tutti i genitori mi dicono che quando cominciano a dedicare questo tempo, vedono nel giro di pochi giorni dei risultati sorprendenti. Per me è un investimento di tempo che rende moltissimo in termini di collaborazione, vicinanza emotiva, soddisfazione del bisogno di attenzione e significato, superamento delle difficoltà legate alla separazione per i più piccoli, e momenti di condivisione con gli adolescenti. L’importante è sottolineare con tuo figlio che questo è un momento speciale per lui e che potrà farlo anche il giorno dopo e quello dopo ancora.

Che ne pensa tuo figlio del tema “potere”?

In generale i modelli educativi si basano su alcuni paradigmi fondamentali. E nel corso dei secoli possiamo affermare che i modelli educativi più diffusi siano cambiati. Siamo sicuramente passati da un modello che conferiva un potere eccessivo a i genitori ad uno in cui pare esserci maggiore equilibrio.

Se ci pensate anche solo 40 anni fa, i modelli educativi si basavano sull’essere autoritari, dare ordini e comandare sui figli e di fatto sull’idea che i genitori potevano far sì che i figli si comportassero bene e obbedissero o facessero quello che chiedevano i genitori semplicemente esercitando la propria volontà o il proprio potere. Perché di fatto non scordiamoci che i genitori sono comunque più forti, più grandi dei figli. E se a qualcuno può sembrare il modello più funzionale perché ovviamente più rapido e più veloce, di fatto non è poi così facilmente adattabile alla nostra società.

Una società che almeno apparentemente cambia

Di fatto l’idea generale di potere nella nostra società è molto cambiata. E non è tanto che i ragazzi sono meno rispettosi, meno disposti a riconoscere l’autorità dell’adulto, ma che viviamo in un mondo che è molto diverso da quello delle generazioni precedenti.

I ragazzi di oggi crescono osservando modalità di comunicazione più democratiche, anche solo nell’ambito famigliare. Sono convinta che in realtà ci siano ancora spazi enormi in cui questo cambiamento è solo apparente e che in realtà osservando con maggiore attenzione ci accorgeremmo che alcuni schemi sono ancora ben radicati e difficilmente scardinabili. Ma almeno formalmente in famiglia, per esempio, i ruoli tra padre e madre sono molto più interscambiabili e paritari di un tempo.

I genitori condividono la responsabilità di guadagnare i soldi che servono per vivere, di gestire la casa e la famiglia, di educare i figli. Dico formalmente, perché non sono convinta che a livello profondo sia così. E spesso parlando con uomini e donne diventati genitori mi accorgo che si brancola in una sorta di nebbia in cui tentiamo di  abbandonare i vecchi schemi ma non ne abbiamo ancora formulati di nuovi. E si genera molta confusione.

Maggiore rispetto per i ragazzi

Anche nella società in senso più ampio i ragazzi vengono sicuramente trattati con maggiore rispetto di un tempo dagli insegnanti, dagli allenatori e dagli educatori che incontrano nella loro vita. Anche qui ci sarebbe da interrogarsi profondamente se a questo maggiore rispetto corrisponda una reale comprensione delle caratteristiche specifiche di ogni bambino, un reale desiderio di educare e non di indottrinare. Ma questo è un tema che tratterò in uno dei prossimi post.

I problemi insorgono quindi quando cerchiamo di esercitare il nostro potere sui nostri figli dando ordini, direttive e richieste e aspettandoci che vengano attuate immediatamente. E’ chiaro che in questo modo apriamo la strada a continui momenti di conflitto. Esistono sicuramente modalità più positive e collaborative di educare tuo figlio, che non limitarsi solo a ringhiare richieste, lanciare anatemi e minacce. Quante volte hai provato ad esempio a mettere in punizione tuo figlio senza alcun successo?

Imparare a prendere le proprie decisioni

Di fatto quando continui a dire a tuo  figlio cosa devono fare e gli richiedi una completa adesione alle tue richieste, stiamo erodendo la sua fiducia. Gli stai insegnando ad obbedire ciecamente senza nemmeno chiedersi se quello che gli viene chiesto sia giusto o meno. E non credo che desideriamo per i nostri figli che diventino adulti che obbediscono ciecamente alle richieste della società o dello Stato, senza porsi criticamente di fronte a ciò che viene chiesto loro.

Chiedendogli una completa obbedienza alle nostre richieste non permettiamo loro di sviluppare la capacità di prendere decisioni in autonomia, di fidarsi della propria comprensione e sensazione. Ma soprattutto il rischio è che tuo figlio cerchi ogni occasione buona per riprendersi un po’ di potere e controllo sulla sua vita e in questo modo le giornate si trasformeranno in una lotta senza quartiere da cui entrambi usciremo sconfitti.

Assumersi la responsabilità del proprio potere

In realtà dobbiamo cominciare a scendere a patti con il fatto che in realtà noi non possiamo controllare nessuno. Non possiamo controllare i nostri figli, ne tanto meno il nostro partner. L’unica persona su cui abbiamo il controllo è noi stessi. Capisco che per alcuni di noi questa idea è shockante ma è proprio così.

 

La verità è che non puoi costringere tuo figlio a mangiare i cavolini di Bruxelles, a meno che tu non voglia provare a tenergli la bocca spalancata a forza. E non puoi nemmeno costringere il tuo bambino a dormire la notte, legandolo al letto. E ovviamente non consiglio nessuno di questi due metodi, ma sto cercando di farti capire che l’idea di imporre la tua volontà su tuo figlio non sta proprio in piedi. Non possiamo costringere nessun altro a fare qualcosa che vogliamo, a meno di non ingaggiare in una lotta o di distruggere l’altro.

Controllare se stessi e l’ambiente

Abbiamo però ampio spazio per controllare noi stessi e l’ambiente. Ed è su questo che dobbiamo lavorare. Cercare di controllare le nostre reazioni alle lotte di potere che insorgono e modificare o intervenire sulle situazioni o sull’ambiente per ridurre le opportunità che questi momenti di conflitto emergano.

Questo non significa consentire a tuo figlio di calpestare i tuoi bisogni e le tue necessità, ma significa imparare a porre dei limiti e togliere il carburante che alimenta i conflitti.

Il compito che ti do questa settimana è di provare ad assimilare realmente questi concetti e osservare in che modo si manifestano nella tua relazione con tuo figlio. E soprattutto cogli ogni occasione possibile per offrire a tuo figlio di sentire in modo positivo il proprio potere personale, facendolo sentire autonomo, indipendente e capace in più ambiti possibili, invece di provare a schiacciarlo con il tuo potere.

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