separazione pacifica

5 impegni fondamentali per i genitori che vogliono gestire la separazione

Proprio qualche giorno fa parlavo con una cara amica, da poco come me separata. Mi raccontava della fatica che fanno i suoi bambini a vedere il papà. E della fatica che fa lei a non esprimere rabbia nei confronti dell’ex compagno.

Molte delle famiglie di cui mi prendo cura richiedono una consulenza proprio per aiutare i figli a superare il passaggio della separazione. Come psicologa mi trovo spesso ad aiutare le coppie a capire se e come separarsi al meglio. Aiuto i due partner a riflettere sull’amore che li ha uniti e a capire come trasformarlo.

Sono molte le famiglie che si trovano ad un certo punto del loro percorso ad affrontare la sfida del divorzio o della separazione. Qualsiasi siano le cause della separazione e le circostanze in cui avviene, sono situazioni intense per tutte le persone coinvolte.

Se sei un genitore che si è appena separato di sicuro ti stai chiedendo come gestire al meglio questa situazione. Soprattutto per aiutare i bambini ad adattarsi al meglio ai cambiamenti che comporta. Ovviamente desideri che tuo figlio possa stare bene. E ti preoccupi perché desideri per lui una relazione stabile e piena d’amore con i genitori. Ti starai interrogando su quale effetto può avere la separazione a lungo termine. Come tutti i genitori speri che tuo figlio possa diventare un adulto felice e capace di crearsi una vita meravigliosa.

La separazione implica numerosi cambiamenti

Nonostante tu abbia i migliori propositi, una separazione spesso implica numerosi cambiamenti. A cui tutta la famiglia si deve adattare. E in cui i più piccoli hanno bisogno di aiuto. Diversamente da noi adulti, fanno più fatica ad elaborare ed esprimere le emozioni.

In questo articolo parlerò di alcuni aspetti fondamentali che sono semplici ma non facili da attuare. E’ solo la prima parte che descrive alcuni impegni fondamentali per i genitori, nell’ottica dell’amore per i figli. Domani parleremo di strategie specifiche per affrontare al meglio la situazione.

 

La separazione di una famiglia può comportare turbamento per tutta la famiglia. Ma sono convinta che la capacità di accettare questo cambiamento con serenità o terrore dipende molto da come lo vivono i genitori. Inoltre, se si presta attenzione ad alcuni fattori fondamentali è possibile aiutare i bambini a gestire al meglio questa fase di transizione nella vita famigliare. Può succedere che nella tua famiglia, tu e il tuo compagno/a non siate d’accordo nell’intraprendere queste azioni. Tuttavia,  se almeno uno dei due si orienta in questa direzione, la situazione può migliorare notevolmente. A vantaggio di tutti. E soprattutto dei figli.

 

affrontare separazione

Cosa significa separarsi?

Io ho sempre pensato alla separazione come ad una trasformazione dell’amore che lega i due partner. E anche un momento di grande crescita psicologica per tutti. Se affrontato con maturità affettiva ed emotiva. Mi trovo totalmente d’accordo con quanto dice Carla Sale Musio, collega psicologa e psicoterapeuta che ha scritto un preziosissimo libro sull’argomento separazione.

“Separarsi vuol dire cambiare le regole che imprigionano l’amore e concedere a se stessi e al partner una nuova libertà. Ci vogliono impegno, onestà e attenzione per affrontare un momento tanto delicato e importante.”

Passi di: Carla Sale Musio. “SepAmarsi. Linee guida per una separazione amorevole”.

Il problema è che troppo spesso non si riesce ad allontanarsi con lo stesso amore con cui si è stati insieme. E questo causa molta sofferenza a tutti gli attori coinvolti. Invece sarebbe fondamentale riuscire ad abbracciare il passaggio finale di una relazione. prendersi il tempo di osservarlo, accoglierlo e riconoscerne il valore. Tenendo a mente che essendo l’amore una forma di energia non può esaurirsi. Ma solo trasformarsi. E questo diventa ancora più importante quando da questa forma meravigliosa di energia sono nati dei figli.

3 fattori che causano sofferenza

Nella fase di separazione i figli sono sicuramente la parte più esposta. Non voglio dire che i partner adulti non soffrano. Metto solo in evidenza il fatto che i figli (soprattutto se ancora molto piccoli) non  hanno ancora le competenze emotive necessarie per elaborare da soli questa trasformazione. Per questo motivo ti voglio spingere a riflettere su  tre fattori fondamentali che sono causa di sofferenza.

Il primo fattore è la perdita del sistema famigliare che dà ai figli  una struttura stabile e centrante. I bambini mantengono  le relazioni con i genitori (e quando non succede la sofferenza è ancora più profonda!).  Ma dopo la separazione la situazione abitativa cambia comunque. Cambia la persona con cui trascorrono il tempo a casa,  si modificano gli orari di lavoro dei genitori. E anche la  la situazione famigliare può cambiare così come quella economica. Questi cambiamenti possono essere avvertiti come una minaccia dai bambini. Anche se per esperienza, quando vengono gestiti e affrontati con amore possono portare anche a risultati positivi.

Il secondo fattore è che i bambini spesso sono consapevoli dei sentimenti  che ciascun genitore prova per l’altro. Compresi i sentimenti più ostili, negativi o intensi. La profondità e l’intensità di questi sentimenti scuote profondamente il mondo del bambino.

Il terzo fattore: i bambini sono intrinsecamente fatti per vivere in un contesto comunitario amorevole e collaborativo. E quando i genitori si separano con ostilità viene a mancare questa dimensione dell’accordo. Accordo tra mamma e papà sui figli.

Proteggere i figli da una sofferenza non necessaria

Dal mio punto di vista però questi fattori possono essere superati. Deve essere chiaro a tutti che a sciogliersi è solo il rapporto tra mamma e papà. Quando ci sono dei bambini la genitorialità non può avere termine. Nel metterli al mondo ci si è assunti un impegno che proseguirà e che unisce la coppia nel loro ruolo di mamma e papà. Anche quando subentrano nuovi partner e altri figli.

In Italia purtroppo ancora si ritiene che la separazione sia necessariamente un trauma per i figli. Ma questo dato non è assolutamente supportato dalla ricerca. Ben più traumatico è vivere in un clima teso. In cui i genitori non hanno risorse da dedicare ai figli perché consumati dall’infelicità, incomprensione e conflittualità della propria relazione.

La fine di una situazione abitativa e di vita in cui il bambino ripone la sua  fiducia e da cui dipende ha delle conseguenze emotive. Causa una perdita dell’innocenza, una frattura nella sua capacità di sentire che il mondo è un posto sicuro e accogliente. Ma il trucco, se vogliamo chiamarlo così, è  riuscire a crescere dei figli insieme anche se non si vive più insieme.

E quando la separazione è affrontata con maturità ha degli effetti positivi sulla vita dei figli. Intanto la possibilità di avere un rapporto più esclusivo e intimo con ciascuno dei genitori. Mentre spesso quando si vive tutti insieme uno finisce per delegare quasi totalmente all’altro la cura dei figli.

In una separazione bilanciata e matura si può insegnare ai figli ad avere il coraggio di essere sé stessi. A non rinunciare alla propria vita e vedersi costretti a fingere per “salvaguardare” la famiglia. E ritengo sia un insegnamento di grande valore.

Suggerimenti pratici

Quando accompagno una coppia di genitori nel percorso che li porterà a separarsi, propongo loro alcuni punti fondamentali su cui impegnarsi.

Ritengo che siano fondamentali per tutelare e  proteggere i bambini da  alcuni dei fattori che possono causare sofferenza. Sono questioni di senso comune.  Ma in quelle situazioni in cui tra i partner c’è ancora molta  intensità emotiva, bisogna porre particolare attenzione. La prima cosa che vale per tutti i genitori e ancora di più per chi si sta separando, è prendersi cura di sè. Ognuno dei due partner deve trovare sostegno e risorse per poter rimanere centrato e agire tenendo sempre presente l’interesse dei bambini.

1) Impegnati a parlare a agire nel massimo rispetto verso l’altro genitore, la sua famiglia e i suoi amici. Nella fase stressante della separazione il bisogno dei partner di parlare ed esprimere rabbia, sdegno, sofferenza, paura e altre emozioni profonde è molto forte.

L’espressione libera e intensa  delle emozioni – anche quelle negative – può essere un valido aiuto per chiarire la mente. E aiutare i genitori ad avere le risorse necessarie per  concentrarsi sui bisogni dei bambini. Cerca ascolto da altri adulti. Trova qualcuno – amici fidati, specialisti, figure religiose se hai un credo – con cui poterti confidare. E che abbia voglia di ascoltarti.

I bambini non hanno le risorse emotive per ascoltare le emozioni negative di un partner nei confronti dell’altro. A prescindere da quello che l’altro genitore abbia o non abbia fatto, i bambini stanno molto meglio quando in loro presenza i genitori capiscono con rispetto reciproco.

Questo non significa evitare di porre dei limiti al partner, qualora adottasse comportamenti inaccettabili. Significa porre dei limiti senza attaccare l’altro in modo personale e tanto meno fisico.

2) Impegnati a non esprimere la tua rabbia nei confronti dell’altro genitore quando ci sono i bambini presenti

Siamo capaci di trasmettere le emozioni che proviamo in moltissimi  modi. Il nostro linguaggio non verbale è eloquente. Quando siamo arrabbiati, solleviamo gli occhi al cielo, sospiriamo in modo rumoroso, grugniamo, battiamo i piedi, allarghiamo le braccia, stringiamo i pugni: infiniti modi per esprimere il disappunto. Magari non usiamo le parole, ma anche in questo modo possiamo avere un effetto profondo sui bambini. Veniamo al mondo predisposti per crescere e vedere intorno a noi amore, fiducia e collaborazione affettuosa. Questo non significa dover fingere di fronte ai bambini. Ma ricordare sempre di essere un modello di  rispetto per i figli. Dal rispetto che abbiamo nei confronti del partner impareranno ad avere rispetto per gli altri.

Impegnati ad esprimere il tuo disappunto  in presenza di un altro adulto. Può essere un grande sollievo esprimere la delusione, la tristezza, la rabbia con un altro adulto disposto ad ascoltare. Può essere  un sollievo anche dire parolacce, fare gesti rabbiosi, grugnire o colpire un muro. Spesso la separazione fa emergere sentimenti potenti e dolorosi. Mostrali ad una persona adulta (non al tuo ex partner!!!) che sia in grado di gestirle.

3) Impegnati a non intraprendere discussioni lunghe e violente in presenza dei bambini

I genitori spesso hanno differenze di opinioni, soprattutto relativamente all’educazione dei figli. E finiscono per litigare. Discutere, se si evita  qualsiasi attacco alla persona, può aiutare a ricostruire degli equilibri. Ma in una famiglia  attenta ai bisogni dei bambini, le discussioni più accese devono avvenire lontano dalle orecchie dei bambini.

4) Mi impegno a non cercare il consenso di mio figlio  su tutte le cose che mi fanno arrabbiare del partner.

Una separazione è un cambiamento sufficientemente faticoso per i bambini; assolutamente meglio evitare di convincere il bambino a prendere le parti di un genitore o dell’ altro. I bambini amano entrambi i genitori e desiderano più di ogni altra cosa  Ad un bambino si spezza il cuore se posto davanti alla necessità di scegliere tra un genitore o l’altro.

5) Per quanto mi sarà possibile mi impegno a non assumere il ruolo della vittima.

Quando ci si separa è facile per entrambi i partner sentirsi la vittima. D’istinto vorremmo riversare la responsabilità o la “colpa” della separazione sull’altro. Questa tendenza ad incolpare gli altri diventa particolarmente evidente in situazioni di stress o difficoltà. In realtà è un meccanismo che ha origini nell’infanzia. Il bambino che si sente impotente e incapace di difendersi quando viene incolpato getta la responsabilità su qualcun altro. Oppure apprende ad incolpare se stesso ogni volta che qualcuno mette in luce qualcosa di negativo che lo riguarda. Rimanere attaccati al ruolo della vittima o della “parte lesa” nella separazione in realtà ci evita di rimboccare le maniche e impegnarci a ricostruire la nostra vita. Ci permette di non pensare che quando una relazione finisce non ci sono né vittime né colpevoli. Si prende atto del fatto che l’amore ha un suo ritmo. E che non dura in eterno. Il compito di ciascuno dei due partner è prendersi cura di sé e impegnarsi a creare situazioni di vita soddisfacenti per sé e per i bambini.

Parlane con gli adulti

Può esserti d’aiuto trovare una persona adulta con cui poter piangere o esprimere la tua rabbia. Un’amico/a o uno specialista che ti aiuti a chiarire le idee. Fino a che non troverai un modo per far funzionare al meglio le cose per te e per i bambini. Se ancora non riesci a intravedere questa possibilità, cerca di concentrare la tua attenzione sui momenti positivi e sulle nuove opportunità che questa situazione può offrire.

I tuoi bambini vedranno l’impegno che ci metti e sentiranno l’amore di entrambi i partner. Non saranno esposti a due adulti che sono emotivamente attivi e quindi incapaci di mettere i bisogni dei bambini al primo posto.

Se ti è piaciuta questa prima parte seguici anche domani che posterò la seconda parte con strategie specifiche per aiutare i bambini ad affrontare questo passaggio della vita famigliare.

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