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Tutti giù per terra: gioco ad un metro di distanza

Tra le notizie che leggo in questi giorni e mi lasciano a bocca aperta, l’idea di mettere dei braccialetti al polso dei bambini all’asilo in modo che nel gioco ogni volta che ci si avvicina a meno di un metro il braccialetto ci ricordi di distanziarci.

Il meccanismo pensato è davvero intelligente, ma credo occorra una seria riflessione su cosa sia possibile o impossibile richiedere ai bambini in età prescolare (e credo anche scolare). E su quali possano essere gli effetti del gioco senza distanziamento sociale. Che è pure assurdo da scrivere perchè il gioco è gioco. E per definizione libero e pieno di contatto. Ed è il motivo per cui il gioco è socialmente ed emotivamente fondamentale.

Perchè il gioco con distanziamento sociale all’asilo è impossibile

Chiunque lavori o abbia lavorato con i bambini, sa che l’idea di poter rientrare a scuola rispettando il distanziamento sociale è impossibile. Ci arrivano immagini dalla Corea del Sud e dalla Danimarca in cui i bambini giocano ordinatamente rispettando il famigerato metro di distanza. Sarei curiosa di vedere i video della giornata trascorsa all’asilo.

Per quanto mi riguarda credo davvero che sia impossibile per i bambini riuscire a rispettare il famoso distanziamento sociale nel gioco. A meno di non imporre misure drastiche e crudeli. E lesive per uno sviluppo psicologico e fisico sano dei nostri bambini. Il gioco e con esso il contatto sono aspetti fondamentali per crescere sani emotivamente e psicologicamente.

E per fortuna che è così. I bambini, molto meglio di noi adulti, sanno con il cuore che siamo tutti legati uno all’altro e di fatto siamo la stessa cosa. L’io si fonde nel noi e per i bambini questa è la cosa più naturale che ci sia. E il gioco lo strumento migliore per esercitare ad esempio il potere dell’abbraccio e dello stare insieme. Insomma l’idea della connessione e vicinanza emotiva con le persone a cui vogliamo bene.

Nuove canzoncine all’asilo

Mi sento male solo al pensiero di poter vedere dei bambini di 3 o 4 anni giocare con un braccialetto al braccio che si illumina per ricordargli che è meglio non avvicinarsi all’amichetto del cuore. E’ troppo tossico per poterlo toccare! Mi viene da piangere al pensiero che gli insegnanti possano inventare gioiose canzoncine che ricordino ai bambini che avvicinarsi all’altro è pericoloso e può far male.

Mi interrogo con terrore sulla possibilità che ai bambini venga fatto il lavaggio del cervello affinché evitino qualsiasi contatto reale con i propri amici, perchè tengano le mani lontane dagli altri, perchè usino le costruzioni da soli, perchè si rincorrano in giardino senza mai toccarsi.

I bambini sanno cosa è la vita!

I bambini sanno cosa vuol dire vivere. Molto più di noi adulti sentono istintivamente il loro legame con la natura. Sanno che una vita senza contatti è una vita sterile vuota. E’ non vita. Me ne sono accorta subito. I miei due figli in età scolare (8 e 10 anni) hanno rivisto per strada dopo settimane passate solo con me un amichetto e si sono messi prontamente a giocare a rincorrersi. E via con un susseguirsi di pacche, agganci e contatti vari. E’ la natura! Avete mai visto degli animali in natura? I cuccioli giocano ininterrottamente a rincorrersi, prendersi, azzuffarsi e scappare. Tutto questo contatto serve per esplorare emozioni, distanze, reazioni e per crescere e sviluppare il cervello.

Anche per questo motivo mentre ripensiamo a cosa debba essere scuola, a cosa debba essere educazione, ripensiamo anche a riportarli il più vicino possibile alla natura.

Crescere in modo innaturale

Per chi abita in città questi mesi di quarantena sono stati mesi lontani da qualsiasi ambiente naturale. Esiste una solida base di evidenze scientifiche che ci raccontano quanto vivere, giocare, sperimentarsi vicino alla natura, nella natura sia per i bambini il  modo migliore di crescere.

Molti dei nostri bambini crescono già in un mondo e in un contesto in cui gli altri dicono loro cosa fare con il loro corpo e la loro mente. Accettiamo che gli adulti dicano loro cosa fare, sentire e pensare in qualsiasi momento. Li priviamo del verde, della possibilità di mettere mani e piedi nella terra. Con effetti devastanti non solo sulla salute psichica ma anche sulla salute del sistema immunitario che ha bisogno di confrontarsi con la terra per rinforzarsi.

E ora cosa facciamo? Stiamo pensando di togliergli l’aria che respirano. Il contesto di vita e relazioni sociali di cui i bambini hanno bisogno per crescere, giocare ed esplorare liberamente il mondo e gli altri.

Effetti a lungo termine

Ma abbiamo provato a chiederci anche solo per un momento quali possono essere gli effetti a lungo termine di questi provvedimenti?

Cosa desideriamo insegnare ai nostri bambini? O ancora meglio come pensiamo di vivere la nostra vita?

Settimane di contatti via zoom hanno dimostrato la fatica e l’impossibilità di creare relazioni sociali solo attraverso i mezzi digitali. Davvero vogliamo rinunciare agli “altri”, alla condivisione, all’apprendere e crescere con e in mezzo agli altri?

I bambini, dimenticati e non considerati, in questi due mesi e mezzo stanno soffrendo di solitudine. E il problema non farà che intensificarsi portando ad effetti devastanti sulla loro salute mentale, se rientrando a scuola si troveranno a dover giuocare a metri di distanza dai propri amici.

Non mi pronuncio qui sulla correttezza o meno di decisioni politiche, ma spingo ad una giusta riflessione. Se i genitori devono tornare a lavorare c’è bisogno che i bambini ritornino a scuola. E il distanziamento sociale nelle scuole è irrealistico e impensabile.

Forse è arrivato il momento di interrogarci seriamente su cosa sia scuola, su cosa voglia dire educare.

Dare priorità al gioco e al contatto sociale

Leggo con interesse che in Inghilterra gli esperti in salute mentale fanno pressioni sul Ministro dell’Istruzione affinché alla riapertura della scuola venga favorito il gioco e il contatto sociale tra bambini e ragazzi rispetto ai programmi scolastici.

Pediatri e psicologi si dicono fortemente preoccupati degli effetti di quasi due mesi di assenza di gioco e contatto faccia a faccia tra i bambini.

Chiedono anche che i bambini possano giocare senza mantenere il distanziamento sociale in tutti quei casi in cui sia possibile farlo. Adottano un approccio “rischio-benefici”, riconoscendo i benefici del gioco senza distanze, prestando estrema attenzione a non sottoporre i bambini a rischi inutili.

In una lettera al Ministro dell’Istruzione, gli esperti di salute mentale di sei delle maggiori università inglesi richiedono che i ragazzi possano al più presto tornare ad avere la possibilità di giocare con i propri amici a scuola e fuori da scuola.

Mentre la maggior parte degli insegnanti e forse anche dei genitori si preoccupano per il rallentamento dei programmi scolastici, gli esperti ci dicono che ora più che mai sottolineare i benefici sociali ed emotivi del gioco e del contatto tra i bambini. Auspicando che la salute mentale dei bambini riceva l’importanza che merita.

5 volte maggiore probabilità di aver problemi di salute mentale dopo una quarantena

Gli studi e le ricerche scientifiche parlano chiaro. Mi chiedo per quale motivo in Italia non ne teniamo conto e insistiamo ad isolare ragazzi e bambini. Non solo per mesi a casa. Ma anche tenendoli d’occhio con braccialetti “magici” che ci ricordano di stare lontani dagli altri.

Eppure la ricerca parla chiaro. Dopo un attento esame di numerose ricerche in merito emerge che i bambini che hanno vissuto una quarantena in precedenti pandemie avevano probabilità 5 volte maggiori di accedere ad interventi di salute mentale rispetto a quelli che non erano rimasti in isolamento.

Sam Cartwright-Hatton, professore di psicologia clinica dell’età evolutiva presso la University of Sussex afferma:

Tutte le ricerche indicano che la salute mentale dei bambini è sottoposta a grande stress a causa della quarantena e dell’isolamento sociale e sembra che questo tipo di sofferenza continuerà a lungo termine.

 

E allora per favore, prima di mettere i braccialetti magici ai nostri bambini guardiamoci intorno e ascoltiamo le esperienze di altri stati. Proviamo a cercare di metterci nei panni dei nostri bambini. Di ricordare cosa significa giocare a rincorrersi, acchiapparsi, prendersi e abbracciarsi. Anche azzuffarsi se necessario.

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