vita con i figli senza tv

Si può stare senza tv e senza schermi? E non voglio far sentire in colpa i genitori

Lo ammetto. A casa mia non abbiamo una tv. Può sembrare strano al giorno d’oggi ma è davvero così. Si stupiscono gli amici adulti quando lo racconto e si stupiscono gli amici dei miei figli. Io non ci faccio nemmeno più caso. Ma so che per molti può sembrare una cosa strana. E ancora più strane e divertenti sono le domande che gli amici dei miei figli fanno al riguardo. Tipo: vabbè ma se non avete la tv cosa fate il pomeriggio? Oppure le altre mamme: ma come fai a preparare la cena?

Il tempo passato davanti agli schermi e alla tv

Molto spesso il fatto di non avere una tv in casa può sembrare un po’ talebano. A tratti eroico, come se per farlo si dovesse essere mamme full time e anche particolarmente dedite all’intrattenimento dei figli.

Credo di aver raggiunto sull’argomento un certo equilibrio nel corso degli anni. E mi sento dunque pronta a scrivere qualche riflessione sull’argomento, consapevole che susciterà comunque emozioni forti. Un coro di persone a favore o contro.

Premetto che non voglio convincere nessuno. Questa soluzione funziona per me e per la mia famiglia e ognuno giustamente ha la propria opinione in merito. Ma mi sento di condividere con voi alcune riflessioni  relative all’uso della tv e degli schermi più in generale. Ovviamente nel 2019 non possiamo dimenticare che il problema si estende agli schermi in generale. Cellulari, tablet, tv e computer vari insomma che occupano la maggior parte del nostro tempo libero e non libero.

Non c’è niente di eroico a non usare gli schermi e la tv per intrattenere i figli

Quando qualche amica scopre che in casa mia non esiste la tv i primi commenti sono sempre relativi al fatto che per poterlo fare bisogna avere tanto tempo da passare con i figli. E essere molto brave ad intrattenerli.

Se passaste a trovarmi vi accorgereste con grande stupore che non passo tutto il mio tempo ad intrattenere i miei bambini. Sono una mamma che lavora, preparo sempre io da mangiare e mi piace anche invitare amici a cena. Mi piace molto giocare con i miei bambini, soprattutto con i giochi di società; ma non sono certo una mamma che passa ore e ore a giocare con loro. Anche perché spesso lavoro da casa.

E anche se non utilizzo schermi e tv come strumenti di intrattenimento per i miei bambini riesco comunque a prendermi degli spazi per me. In casa faccio spesso yoga, la contabilità della mia attività, le traduzioni di libri e articoli che mi interessano.

Credo sia limitante pensare che siamo noi il centro dell’universo dei nostri figli. Insomma i genitori sono senz’altro molto molto importanti, ma i bambini vivono in un universo di cui sono loro il centro. Penso si possano senz’altro usare gli schermi e la tv per dei motivi mirati e specifici. Non sono invece molto d’accordo sul fatto che sia necessario per poter sopravvivere alla vita con i figli. O che sia in qualche modo necessario a loro per poter sopravvivere nel mondo di oggi.

E allora cosa possono fare i bambini se non sono davanti alla TV?

Di fatto do per scontato che se sono impegnata in qualche attività che richiede tutta la mia concentrazione (sia lo yoga o una traduzione) i miei figli sappiano trovare qualcosa da fare che li interessi e li stimoli.

Nel linguaggio degli psicologi si chiama gioco auto-diretto. Ed è una competenza fondamentale per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Per quanto mi riguarda è di importanza fondamentale per i bimbi più piccoli anche per risolvere le problematiche del sonno.  Di fatto è una delle prime aree su cui lavoro con i genitori quando i bambini non riescono a dormire la notte.

Lasciare lo spazio perché trovino qualcosa da fare

Lasciare ai bambini lo spazio e il tempo per trovare un’attività che li interessi è cruciale e manda ai bambini un messaggio fondamentale. Che è molto diverso dal messaggio che comunichiamo quando li mettiamo davanti alla tv. Nel primo caso, comunico ai miei figli la consapevolezza del loro bisogno di non avermi sempre accanto. E questo genere di bisogno spesso è evidente anche nei neonati molto piccoli che se lasciati tranquilli sono in grado di intrattenersi osservando ad esempio le foglie di un albero. O la luce di una lampada. O il fratellino impegnato nelle sue attività.

Nella mia esperienza in studio con i genitori che si affidano a me per delle consulenze spesso osservo genitori che con le migliori intenzioni cercano di intrattenere i figli con ogni oggetto che capita sotto mano. Di frequente senza rendersi conto che il neonatino di tre mesi gira la testa dall’altra parte forse perché si sente troppo stimolato. E avrebbe bisogno solo di un momento di tranquillità.

Piccoli assaggi di emozioni più difficili: la noia, la solitudine

Il concetto è lo stesso con i bambini più grandi. Voglio che sappiano che ci sono dei momenti nel tempo passato insieme in cui sono occupata a fare altro. E che so che magari per loro è faticoso trovare qualcosa da fare. O che si devono confrontare con la noia. Ma credo di comunicargli anche che so che hanno tutte le risorse necessarie per trovare un’attività che sia di loro interesse.

Ben diverso dal metterli davanti ad uno schermo. Come se il testo di sottofondo fosse “mi sento in colpa perché non posso stare con te, per cui ti metto davanti a qualche programma interessante così non ti accorgerai che non posso darti la mia attenzione”.

Credo sia importante che si confrontino giornalmente con dei piccoli momenti di frustrazione (noia, solitudine, tristezza) e che attivino le risorse necessarie per superarli. Trovando qualcosa di creativo da fare. Senza aspettare che la soluzione venga sempre dall’esterno. Preconfezionata e masticata dall’adulto. In modo che non resti altro da fare che inghiottirla.

Il gioco autodiretto migliora con il tempo e la pratica

Certo ci sono delle differenze tra la capacità di un bambino di 8 anni di trovare delle attività da fare e rimanere concentrato in questa attività rispetto ad un bambino più piccolo. Ma è una capacità che aumenta e si allena con gradualità ogni volta che viene messa in pratica. Sicuramente il tempo in cui un bambino riesce a concentrarsi su un gioco o un’attività indipendente varia a seconda dell’età e anche della personalità del bambino. Ma è altrettanto vero che se lo abituiamo gradualmente a cercare queste risorse in sé, invece che affidarsi all’intrattenimento degli schermi vari, sarà sempre più in grado di farlo.

La capacità di intrattenersi in attività autodirette è una risorsa fondamentale anche per i figli più grandi che attraversano l’adolescenza. Invece di far fronte alla noia o ai momenti di difficoltà rivolgendosi all’uso di sostanze i ragazzi che hanno imparato a trovare delle risorse sapranno metterle in campo anche in una fase in cui noi genitori contiamo necessariamente di meno.

Il tempo eccessivo davanti agli schermi è correlato a diversi problemi fisici e mentali

Eppure nella nostra epoca moderna sembra che l’unico modo per portare avanti le proprie attività di adulti sia necessario mettere i bambini davanti ad un iPad, un cellulare o all tv. Non vi nascondo che mi preoccupa un po’ vedere bambini di un anno al ristorante con mamma e papà impegnatissimi e catalizzati davanti al cellulare di turno, mentre mamma e papà mangiano lì di fianco.

Eppure l’ipad fino a 10 anni fa non esisteva nemmeno. E non credo davvero che possa essere utile per i nostri figli. Sono ormai numerosissime le ricerche e gli studiosi che sottolineano che un tempo eccessivo trascorso davanti a schermi e teleschermi sia correlato a numerosi effetti negativi sulla salute.

Voglio solo qui accennare quali sono i 5 principali effetti negativi che un eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi ha sui nostri figli. Approfondirò nel mio prossimo post questo aspetto indicando anche degli interessanti studi in merito.

Per il momento ci basti pensare che i bambini che trascorrono molto tempo davanti agli schermi possono avere ritardi nello sviluppo del linguaggio, sviluppare problematiche di sovrappeso e obesità, avere una minore capacità di mantenere l’attenzione, esporsi e rendersi protagonisti di un uso maggiore della violenza e infine sviluppare disturbi del sonno

Se solo ci fermassimo per un momento a riflettere su questi aspetti credo che capiremmo facilmente come questo sia assolutamente un fenomeno da monitorare con attenzione. Strettamente legato secondo me anche alla diminuzione drastica del tempo che i nostri figli trascorrono in attività all’aria aperta e in natura.

 

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